Presentazione (di Vincenzo Robles) Il volume che viene dato alle stampe, pur proponendosi la ristampa di un testo del 1648, risponde ad una molteplicità di interessi. Semplicemente si direbbe che il volume contiene la vita di San Trifone Martire, protettore di Cerignola. Se così fosse, sarebbe un lavoro da inserire in una collana di agiografia. Ma il libro offre qualcosa di più interessante. Bene quindi ha fatto il curatore dell'opera, il dott. Angelo Giuseppe Dibisceglia, ad introdurre il suo lavoro con il titolo Tra storia, aiografia e devozione. In realtà la ristampa del testo seicentesco acquista particolare interesse grazie al saggio introduttivo che si presenta ben articolato e documentato. Il volume, con questa introduzione, riesce a coniugare bene i diver~i aspetti di una storia locale: la storia economica, la storia religiosa della popolazione, la storia culturale e i vari interessi in essa sviluppati, la storia della presenza degli Ordini religiosi, la ricca eredità di manoscritti provenienti dai tanti Conventi che sorgevano nella città di Cerignola. Allora il libro è più di un testo agiografico. Dibisceglia non si è limitato a presentare un manoscritto, del quale si era molto parlato nei secoli passati anche se non lo si era mai pubblicato, ritenendolo anzi perduto. Egli ha saputo soprattutto cogliere in quel manoscritto la vera e unica dimensione esistenziale che ha contraddistinto la vita delle nostre popolazioni: la stretta connessione cioè fra la dimensione religiosa e la dimensione civile del vivere quotidiano. E cantore di questa realtà, nel lontano Seicento, è stato un frate cappuccino fra' Gabriele Gabriella che ci ha lasciato la Vita et martirio del glorioso Frigio San Trifone protettore della Cerignola. Questa Vita rappresenta l'occasione per una riflessione più vasta che supera i confini di una pur interessante agiografia. II volume si presenta distinto in due parti ben articolate fra loro. La prima parte contiene le interessanti pagine del curatore il quale, prima delle note beo-bibliografiche dell'autore Gabriella, ha ritenuto opportuno inserire l'intera produzione del frate nell'atmosfera culturale e religiosa del periodo postridentino. Ma sono pagine che, pur presentando il frate, racchiudono un periodo della storia di Cerignola e che rinviano a opere del passato non sempre o non adeguatamente conosciute. Sbaglieremmo, quindi, se ritenessimo protagonista del volume il frate Gabrielli e la sua opera. Ben più vasto è il panorama dei protagonisti di questo volume: oltre al Gabrielli vi sarebbe il vero obiettivo dell'intero lavoro, cioè San Trifone, ma credo che alla fine Dibisceglia finisca con il presentarci, in una sintesi ben organizzata, l'intera città di Cerignola e l'intera sua popolazione. Non a caso il suo saggio introduttivo si conclude con alcune note sugli Aspetti antropologici della devozione, note che riprendono i suoi primi studi di antropologia religiosa. La seconda parte contiene l'agiografia di San Trifone commentata e annotata, direi scrupolosamente, da Dibisceglia. Le pagine del Gabrielli ci lasciano godere la ricca preparazione culturale del frate e l'intelligente modo di dare fondamento ad una devozione popolare. San Trifone ha salvato Cerignola da una invasione di cavallette? Ma il Gabrielli non si limita a riportare l'intervento miracoloso e offre al lettore una spiegazione scientifica, biblica e patristica della presenza di questi volatili. Così un episodio che avrebbe interessato il piano economico della vita dei cerignolani si veste di un significato religioso e suggerisce una devozione che supererà i secoli. Ma l'intera Vita et Martirio del glorioso Frigio San Trifone alla fine diventa poco più di un espediente nelle mani del frate per presentare le sue conoscenze e l'abilità della sua narrazione. Si tratta di una cultura del Seicento così ricca di riferimenti ai classici greci e latini, ai passi biblici e ad una esegesi che lascia il lettore spesse volte meravigliato. La biografia si perde così in una selva di notizie che non sempre il lettore contemporaneo, spesso alquanto lontano da una cultura patristica e biblica, riuscirebbe a gustare. Ma questo rischio viene superato dalle ricche note del Dibisceglia che, rigo dopo rigo, accompagna i suoi contemporanei in questo fantastico viaggio nella cultura di un frate del Seicento. Non è difficile immaginare cosa sarebbe stata una semplice ristampa del lavoro di padre Gabrielli! Un libro pedante. Oggi invece si ha la possibilità non solo di conoscere finalmente un'opera della quale si era tanto parlato, ma si ha la possibilità di conoscere il sapere ecclesiastico del Seicento, l'origine di una devozione popolare che continua ad avere i propri difensori, la strategia della Chiesa postridentina nell'educare le popolazioni. Tutto questo grazie al certosino lavoro svolto da Dibisceglia che consente alla generazione attuale di leggere un testo che nella sua nudità originale diventerebbe ostico. Ma il libro presenta un altro pregio che nella programmazione non era stato previsto: esso appare in occasione del centenario del ritorno dei Cappuccini nella Provincia di Sant'Angelo: 1905-2005. Questa coincidenza dona al volume un più alto valore culturale, in quanto offre la possibilità di apprezzare direttamente il ruolo svolto nei nostri territori dagli Ordini religiosi e l'oasi di cultura che i Conventi e i Monasteri hanno per secoli donato alle nostre popolazioni.
|